Martino Midali racconta la collezione #Spring-Summer17
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mar162017

Martino Midali racconta la collezione #Spring-Summer17

Martino Midali racconta la collezione #Spring-Summer17

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Martino Midali ripercorrendo la sua nuova collezione, in un tripudio di emozioni, ci racconta come con passione e determinazione propone soluzioni per una moda fuori dagli schemi.

“Nel mio showroom milanese, su un tavolo tappezzato di ritagli di giornale, di scampoli di stoffa, di schizzi di modelli che vorrei realizzare, di foto scattate in giro per strada. Eppure ogni collezione deve avere personalità diverse, trasmettere emozioni differenti, proiettare aspirazioni nuove. Una collezione deve essere qualcosa di più della somma dei singoli capi per assumere una sua identità. Questa è la mia sfida stagione dopo stagione. Passione ed entusiasmo, rigore e consapevolezza, studio e impegno sono componenti fondamentali per vincere questa sfida. Il passato mi ispira, il presente mi coinvolge, il futuro mi emoziona” – Martino Midali.

Sono queste le parole che lo stilista filantropo ha usato nel presentare a Cinzia Alibrandi la nuova collezione #Spring|Summer17, una orchestrazione di forme, linee, volume e colori, per una moda fuori dal tempo e dal rumore.

Nella sua collezione estiva, Martino Midali si è ispirato al silenzio e ha riprodotto in tutti i suoi abiti l’atemporalità di un mondo rarefatto e privo di rumore.

“Chi crea”, commenta lo stilista, “deve ascoltare il non detto, la suggestione del cuore e condurla in un tracciato creativo: che sia un vestito, una gonna, una giacca, una borsa, poco cambia. Non cambia invece, l’intento. Immagino il silenzio creativo un non colore, che come la pagina bianca dello scrittore, o la tavolozza intonsa del pittore, viene scritta dal mio stile”.

Per Martino Midali esiste una linea guida che a ogni nuova collezione vira in una nuova direzione: “La mia scrivania è il cerchio magico e inaccessibile dove poso le mie suggestioni: scatti rubati, bozze, ritagli di stoffa. Da questo caos, devo comporre il mio senso dell’ordine. Con questo processo, dalla condizione di inaccessibilità, nasce l’accessibilità dell’abito, e solo allora mi ritengo soddisfatto”.